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I “KAMIKAZE” CHE LITIGANO CON LE MOGLI E CON I PADRI…
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Era inevitabile che il clima evocato con anni di immagini, suggestioni e paure, cominciasse a dare i suoi frutti. Questo ben lo sanno quelli che sono funzionalmente addetti al controllo delle “correnti mentali” e delle emozioni della collettività. Lo sanno gli strateghi del “potere” ed i “guardiani del “sistema” termini che, a dire la verità, ci danno personalmente un po’ fastidio ma non ne troviamo purtroppo altri adeguati a rappresentare una situazione come quella attuale ormai pervadente a livello globale.
I “centri di potere” nei quali e dai quali agiscono i “persuasori” non debbono essere fatti svanire in una nebulosa astrazione o in forme di farneticazione “fantastorica” e “fantapolitica” come da diverse parti si sta facendo. Chi consapevolmente come tattica di irrisione mirata a spegnere ogni possibile esordio di coscienza e di consapevolezza che si affacci oltre gli standard ufficiali; chi abbagliato da deliri ufologici, “messaggi celesti” e preannunci planetari catastrofici, ognuno sta svolgendo la propria parte nel confondere il serio con il facezio, il vero con il falso, il delirio con la pur tremenda realtà delle cose. Una qualificazione intellettuale, lucida, vigile e razionale, è lo strumento necessario ad orientarsi nel labirinto delle informazioni.
In un articolo successivo chiariremo meglio i limiti ed il significato da dare ad espressioni come “centri di potere”, “operazioni dirette dai servizi segreti” ed altre, che abbiamo più volte usate nei nostri libri ed articoli. E’ infatti necessario inquadrare bene i diversi piani di azione, i diversi livelli di responsabilità e di consapevolezza ed illustrare meglio la struttura di certi “centri di potere” per capire come certe operazioni e suggestioni vengono esercitate e comprendere come possano essere concretamente attuate ad insaputa della maggior parte degli stessi addetti ai lavori e degli stessi componenti di certe strutture i quali possono essere, e spesso lo sono, in perfetta buona fede.
Milano con il suo patetico kamikaze autolesionista ha certamente rappresentato un caso, il primo in Italia, di “scoppiati” sul quale “qualcuno” non ha potuto resistere alla tentazione di volerne fare l’esempio provato della provenienza islamica di altri “scoppiati” nel senso questa volta fisico, letterale e reale del termine, ma forse pochi sanno che fenomeni analoghi, con gli stessi risultati, ne sono avvenuti molti in ogni parte del mondo ma l’occasione non si prestava ad essere strumentalizzata per le difficoltà di controllo diretto delle informazioni.
L’ultimo episodio di Umar Farouk che avrebbe tentato di farsi esplodere con uno strato di esplosivo spalmato tra i testicoli e le mutande, prima dello scalo del suo volo negli Stati Uniti il 27 dicembre 2009, è soltanto uno di quelli che è stato subito afferrato per farne l’uso che si è tentato senza troppo successo a Milano, cioè, portarlo a prova e conferma dell’origine “islamica” (ma diremmo anche, “a copertura” ulteriore della reale natura, funzione e provenienza) degli episodi di “grande terrorismo stragista” che hanno segnato le tappe della politica di guerra, di intervento nei Paesi dell’Oriente e del Medio-Oriente e delle legislazioni di emergenza in tutto l’Occidente, da tempo invocate da certe forze politiche e militari.
E’ evidente che questi casi rappresentano un appetibile occasione per rafforzare la propaganda delle versioni ufficiali considerato che mai nessun riscontro è stato dato di avere in quei casi di “grande terrorismo stragista” (New York, Madrid, Londra, Casablanca, Bali, i mercati e le moschee dell’Iraq e dell’Afghanistan) e che, al contrario, molti dubbi e stranezze sono riusciti comunque ad emergere nonostante l’imponente censura sugli argomenti. Agguantare lo svitato di turno, il frustrato esasperato o il libertino ribelle impunito che, dopo aver avuto un’ennesima lite con la moglie (come il caso di Milano) o (come il caso americano) con il padre, ricco banchiere che lo rimprovera esasperatamente per i suoi vizi e la sua incapacità tanto da denunciarlo come soggetto a rischio di terrorismo qualche giorno prima dell’episodio, chiudendo contemporaneamente i conti delle sue facili “carte di credito” è quanto di meglio possa capitare ai cacciatori di occasioni inquinanti. Ben altra capacità, lucidità, freddezza, organizzazione, competenza, libertà di azione, potere e complicità, è richiesta per attuare seriamente anche soltanto il più elementare ma reale atto che abbia anche vagamente un effetto terroristico di portata anche di gran lunga inferiore a quelli che sono stati presentati come le operazioni di “grande terrorismo stragista”.
Occasione appetibile, dicevamo. Forse sarà per questo che, dopo un’iniziale prudenza nonostante lo squilibrato avesse imboccato immediatamente quelli che lo avevano facilmente fermato ed arrestato dichiarandosi addestrato ed incaricato da Al Qa’ida, lo stesso presidente Obama, dal suo luogo di vacanza nel quale ancora si trovava, ha confermato la circostanza. A noi sembra che certe cose confermino sempre di più l’assoluta impossibilità anche da parte delle più alte cariche del “potere apparente” di potersi sottrarre alle solite influenze che dirigono certi fenomeni mondiali. E se Bush al termine del suo mandato aveva ilo coraggio della disperazione e della vergogna di confessare che era stato confuso dai suoi apparati di sicurezza, cioè, dai “servizi” pur formalmente ed apparentemente ai suoi ordini, simili meccanismi di “suggerimento” non sono eludibili neppure quando la premessa e la promessa di un cambiamento di politica abbia caratterizzato l’apparente svolta di una nomina come quella di un uomo come Obama.
All’esito delle considerazioni svolte noi non intendiamo di certo negare che nei “Paesi caldi” dove è ancora in corso una fortissima resistenza all’occupazione (o alla liberazione secondo i punti di vista…?) avvengono operazioni di guerriglia nelle quali rimangono coinvolti anche alcuni civili e la popolazione inerme e che in alcune di queste operazioni possono anche aver agito, a volte (ma non ogni volta che è stato detto) kamikaze; vogliamo soltanto tenere distinte queste ultime da quelle sulle quali abbiamo sempre nutrito il forte dubbio che provengano da tutt’altra parte con lo scopo di discreditare ogni forma di resistenza all’occupazione, scollare la solidarietà tra i gruppi di resistenza con la popolazione stessa, indurre quest’ultima ad una resa rassegnata all’invasione, realizzare, infine, quel processo di sradicamento delle identità locali onde completare quel progetto di globalizzazione e di omologazione mondiale sul quale l’Occidente sta lavorando in fase ormai finale.
Infine vogliamo soltanto precisare che, quanto a vittime civili, quali “effetti collaterali” degli scontri tra guerriglieri ed eserciti di occupazione, i morti per effetto di “operazioni di terrorismo” attribuite ai gruppi islamici, sono considerando l’Iraq e l’Afghanistan, in 10 anni, circa 8.000 mentre quelli per effetto di “operazioni di antiterrorismo”, di “rappresaglia” e di “errori”, conseguenti ai bombardamenti degli eserciti di occupazione, sono 240.000 (ufficiali ma in realtà molti di più) in Iraq e oltre 100.000 in Afghanistan. Morti civili: vecchi, donne, bambini, giovani comuni non impegnati in alcuna operazione ma inevitabilmente presenti nelle città oggetto di bombardamenti aerei e terrestri.
Tra quegli 8.000 la maggior parte è rappresentata da quelli che sono quelli rimasti vittime delle operazioni più sospette quali le stragi nel mercati e nelle moschee, cioè in quei luoghi dove, a quel che si dice, si annidano non certo i soldati americani o della coalizione ma i “terroristi” da decimare al più presto e quei “malati” di fondamentalismo religioso che fanno da ostacolo al processo di globalizzazione e di modernizzazione che ha motivato le guerre. Chi può comprendere comprenda.
La giustificazione “giuridica” e morale per queste ultime operazioni? Sono compiuti da un esercito regolare nello svolgimento delle sue operazioni militari; sono giustificate dalla ragione di colpire i terroristi confusi tra i civili nelle città e che di queste si fanno scudo. Sono motivate dalla ragione di imporre al più presto la pace e la ricostruzione onde far cessare il disagio dei civili e sradicare il germe del fanatismo e del fondamentalismo.