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	<title>Legittima Difesa &#187; ingiustizie in Europa</title>
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	<description>Quando il diritto non e&#039; giustizia</description>
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		<title>QUANDO LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTISSIME&#8230;</title>
		<link>http://legittimadifesa.org/2010/04/30/quando-le-bugie-hanno-le-gambe-cortissime/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 21:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ingiustizie in Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Ahmed Abdo Farg Khald]]></category>
		<category><![CDATA[avv. carlo Corbucci]]></category>
		<category><![CDATA[Avv. Carolina Scarano]]></category>
		<category><![CDATA[falsa notizia che egiziano rapisce bambino sottraendolo alla moglie italiana perchè non indossa il velo islamici]]></category>
		<category><![CDATA[falsa notizia rapimento bambino da padre egiziano]]></category>
		<category><![CDATA[falsa operazione di poilizia]]></category>
		<category><![CDATA[falso rapimento]]></category>
		<category><![CDATA[inventa sequestro di persona]]></category>
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		<category><![CDATA[stupri]]></category>
		<category><![CDATA[violenze ed il rapimento del figlio per far arrestare il convivente?]]></category>

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		<description><![CDATA[FALSA OPERAZIONE DI SALVATAGGIO DI BAMBINO DI 2 ANNI RAPITO DAL PADRE EGIZIANO ALLA MADRE ITALIANA PERCHE' NON INDOSSAVA IL VELO.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">QUANDO LE BUGIE GROTTESCHE HANNO LE GAMBE CORTISSIME…</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno 29 aprile 2010 su quasi tutti i giornali è uscita la notizia di un egiziano che picchia selvaggiamente e stupra la moglie italiana perché non indossa il velo islamico ed infine gli rapisce il figlio di due anni attirandola con un inganno al Cairo e poi facendola sequestrare da due suoi fratelli, la costringe a reimbarcarsi per l’Italia. Qui la istiga a suicidarsi perché tanto non gli restituirà il bambino e se sarà costretto a farlo glielo restituirà morto. Questo dopo essersi sottratto per due anni al mantenimento ed averla più volte sottoposta a violenze sessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste non sono le bugie più gravi perché provenendo da una donna arrabbiata col convivente possono persino essere comprese, anche se, per queste bugie il ragazzo è stato arrestato e rischia 10 anni di carcere.</p>
<p style="text-align: justify;">La bugia più grossa e più grave per la fonte che la racconta proviene invece dalle forze di polizia in una conferenza stampa perchè rivendicano il successo di un’operazione mai compiuta: quella di aver ricondotto a casa di concerto con autorità in Egitto e con i nonni paterni.  La cosa non avrebbe molta importanza in fondo per chi non è alla ricerca di gloria ma poiché rischia di compromettere la liberazione del giovane egiziano innocente, diventa urgente e necessario far conoscere la verità. La verità che soltanto l’avvocato del ragazzo può a questo punto far conoscere: l’avv. Carlo Corbucci.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">E qual è la verità?</span></p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino è tornato perché l’avvocato Carolina Scarano su incarico dell’avvocato Carlo Corbucci si è recata al Cairo il 25 aprile 2010 <span style="text-decoration: underline;">per incarico del padre</span>, incarcerato, per preparare il rimpatrio del bambino. L’avv. Scarano tornava il giorno successivo (26 aprile), dopo aver avuto certezza che i nonni e gli zii del bambino avevano garantito la partenza il giorno dopo (27 aprile), come infatti avveniva.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno 27 aprile infatti i nonni affidano alla hostes della Egyptair il bambino con il suo passaporto che avevano sempre tenuto con sé proprio in attesa dell’occasione in cui dovevano rimandare in Italia il bambino, con l’incarico ufficiale scritto nel foglio di consegnarlo a Fiumicino all’avv. Carlo Corbucci affinché lo consegnasse alla Polizia di frontiera e poi alla madre.</p>
<p style="text-align: justify;">L’avv. Corbucci, poco prima dello sbarco, avvertiva la polizia di frontiera di Fiumicino che era in arrivo il bambino e telefonava di persona alla madre che, sorpresa ed emozionata, sopraggiungeva con la sorella, la zia ed il fratello nell’Ufficio della polizia stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino giunto e condotto in questi Uffici rifiutava di essere avvicinato da chiunque, madre compresa, che colpiva con schiaffi e si stringeva al collo dell’avv. Corbucci chiamandolo “nonno” (l’avv. Corbucci ha la barba come il nonno paterno) ed invocando protezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta dunque di un’operazione di polizia ma di una iniziativa dell’avvocato del detenuto concordata con lo stesso e con la famiglia paterna.  Soltanto dopo 4 ore che il bambino era rimasto stretto al collo dell’avvocato accettata di fare primi approcci e i primi giochi con i familiari sicchè l’avv. Corbucci poteva “dileguarsi” da lui senza arrecargli traumi ed uscire dall’ufficio di frontiera. Poco dopo anche i familiari col bambino andavano a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa di recarsi al Cairo e di riportare il bambino su incarico del padre ancora incarcerato era stata preannunciata con atto depositato due giorni prima al GIP dall’avvocato che aveva interrogato il detenuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il biglietto aereo del bambino è stato fatto a Fiumicino il 25 aprile e pagato dall’avv. Corbucci con la sua Carta Visa.  L’avv. Scarano era andata il giorno prima al Cairo esplicitamente per l’operazione; il foglio di affidamento alla hostes della Egyptair reca come destinatario della consegna l’avv. Corbucci.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta dunque di fatti ed atti certi!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non interessa rivendicare la gloria; preoccupa invece soltanto che si è voluto comunque speculare falsamente su fatti falsi per avere l’occasione di colpire ancora una volta l’Islam ed una certa cultura di integrazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Ed ora, caduta la prima accusa che il padre non voleva restituire il figlio perché lo aveva rapito, ecco la verità vera sulle altre accuse:</span></p>
<p style="text-align: justify;">La madre, quattro mesi fa, insieme al padre è andata al Cairo liberamente e senza alcun inganno. Ha lasciato liberamente ai nonni paterni il bimbo dicendo, sorridente e sotto un’intervista durata 30 minuti, che voleva che crescesse in Egitto con un’educazione rispettosa dei genitori e non sporca come quella occidentale che deride la famiglia. Affermando inoltre che non vuole assolutamente affidare ai suoi genitori il bimbo perchè incapaci di dare un’educazione seria. Aggiunge, tra tante altre cose, che desidera venire a vivere a Cairo con la famiglia del marito che considera sua e con il bambino e che riaccompagnerà in Italia il marito per il lavoro ma poi tornerà a vivere li.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi va a Sharm Shaikh tre giorni col marito e torna col marito a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le altre accuse sono state strumentali ed inventate dalla madre, sembrerebbe consigliata da due amici della Questura, (un uomo ed una donna) al fine di far scattare la misura dell’arresto e della detenzione ritenendola forse l’unica idonea a convincere con tempestività il padre a riportare in Italia il bambino niente affatto rapito. Il fatto nuovo che ha indotto nella madre il ripensamento? La scoperta che l’egiziano aveva un’altra donna con la quale aveva fatto da un anno un altro figlio: una bambina. Una cosa non bella, certo, che se può anche giustificare il ripensamento e la volontà di riavere subito il bambino non giustifica la montagna di calunnie e di accuse false. Una bega condotta con cattiveria ma che c’entra l’Islam e il velo? Un inciso: nell’intervista al Cairo nella casa dei suoceri, la ragazza parla e ride disinvoltamente, non ha il velo e fuma insieme al suocero alternando risate e ringraziamenti per la disponibilità dei nonni a tenere il bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ha messo in giro la falsa operazione? Forse gli stessi che hanno consigliato di redigere la denuncia in quel modo per accelerare i tempi di rientro del bambino?</p>
<p style="text-align: justify;">Un consiglio che sarebbe costato una condanna a 10 anni e che, comunque., ancora adesso lo mantiene in carcere in attesa dell’esame dell’istanza di scarcerazione avanzata dal difensore sulla base del fatto nuovo e delle prove prodotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci interessa il brevetto e il riconoscimento di una inesistente  “brillante operazione”; non ci interessa neppure che la signora venga imputata di calunnia plurima: ci interessa la liberazione di un innocente.</p>
<p style="text-align: justify;">Avv. Carlo Corbucci</p>
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		<title>Mandato a morire dal governo italiano, dopo 23 anni di carcere</title>
		<link>http://legittimadifesa.org/2009/07/09/mandato-a-morire-dal-governo-italiano-dopo-23-anni-di-carcere/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 10:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ingiustizie in Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[ESPULSO DIROTTATORE ACHILLE LAURO IN SIRIA, RISCHIA PENA MORTE
Roma, 28 Giugno 2009 &#8211; Youssef Maged Al Molky, il capo del commando palestinese che dirottò  l&#8217;Achille Lauro e uccise un americano, è stato espulso dall&#8217;Italia.
Al Molky ha trascorso 23 anni e otto mesi in carcere, con una riduzione per buona condotta della pena di trent&#8217;anni. Era sposato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">ESPULSO DIROTTATORE ACHILLE LAURO IN SIRIA, RISCHIA PENA MORTE</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/ESPULSO-DIROTTATORE-ACHILLE-LAURO-IN-SIRIA-RISCHIA-PENA-MORTE/news-dettaglio/3686267">Roma, 28 Giugno 2009</a> &#8211; Youssef Maged Al Molky, il capo del commando palestinese che dirottò  l&#8217;Achille Lauro e uccise un americano, è stato <strong>espulso dall&#8217;Italia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Al Molky ha trascorso <strong>23 anni e otto mesi in carcere</strong>, con una riduzione per buona condotta della pena di trent&#8217;anni. Era<strong> sposato con un&#8217;italiana</strong> ma questo non è bastato ad evitargli il trasferimento in Siria. &#8220;<strong>Mi mandano a morire</strong>&#8220;, ha detto l&#8217;uomo quando è arrivato, scortato da due poliziotti, nell&#8217;aeroporto di Fiumicino. Lo ha riferito l&#8217;agenzia Telenews.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo avvocato, Granfranco Pagano, ha spiegato che c&#8217;è la probabilità che Al Molky sia <strong>condannato a morte</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;obiettivo di evitare questa eventualità si erano mobilitati i radicali. Matteo Mecacci, deputato in Commissione Esteri e Sergio D&#8217;Elia, Segretario di Nessuno Tocchi Caino, avevano rivolto il seguente appello urgente al Governo italiano:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Ci appelliamo con urgenza al Ministro dell&#8217;Interno e al ministro della Giustizia affinché intervengano immediatamente per assicurare che Youssef Maged Al Molky non sia espulso in Siria. Al Molky deve ancora scontare 3 anni di libertà vigilata in Italia e in queste ore pende un ricorso contro la sua espulsione davanti al Giudice di Pace. Riteniamo che non sia accettabile per un paese come l&#8217;Italia che è stato protagonista a livello internazionale della battaglia contro la pena di morte, procedere all&#8217;espulsione verso un paese come la Siria, che oltre a praticare la tortura e violare i diritti umani, continua ad applicare la pena di morte.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chiediamo quindi al Governo di assicurare che non ci sia nessuna espulsione verso la Siria di Al Molky, in assenza di garanzie assolute (richieste dalla nostra legislazione) di non applicazione della pena di morte e di trattamenti disumani e degradanti.&#8221;</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Otto anni di carcere, senza accuse</title>
		<link>http://legittimadifesa.org/2009/07/06/terrorismo-arresto-ingiust/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 08:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ingiustizie in Europa]]></category>
		<category><![CDATA[amnesty international]]></category>
		<category><![CDATA[carlo corbucci]]></category>
		<category><![CDATA[gran bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Mahmoud Abu Rideh]]></category>
		<category><![CDATA[prevention of terrorism act]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo islamico in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[tony blair]]></category>

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		<description><![CDATA[2009-07-03 18:49
TERRORISMO: GB, DETENUTO PER 8 ANNI SENZA ACCUSE
(di Mattia Bernardo Bagnoli)
&#8220;Ritengo responsabile Tony Blair, la Camera dei Lord, la Regina, i politici e il Parlamento: tutti loro hanno le mani sporche in questa storia&#8221;. E&#8217; il durissimo &#8216;j&#8217;accusé di Dina Al Jnidi, moglie di Mahmoud Abu Rideh, rifugiato palestinese arrestato nel 2001 in Gran [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">2009-07-03 18:49</div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://kelebek.splinder.com/post/20902516/Terrorismo%2C+Gran+Bretagna+dete"><span style="color: #ff0000;">TERRORISMO: GB, DETENUTO PER 8 ANNI SENZA ACCUSE</span></a></p>
<p style="text-align: justify;">(di Mattia Bernardo Bagnoli)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ritengo responsabile Tony Blair, la Camera dei Lord, la Regina, i politici e il Parlamento: tutti loro hanno le mani sporche in questa storia&#8221;. E&#8217; il durissimo &#8216;j&#8217;accusé di Dina Al Jnidi, moglie di Mahmoud Abu Rideh, rifugiato palestinese arrestato nel 2001 in Gran Bretagna per sospette attività terroristiche e <strong>detenuto per otto anni senza mai vedere uno straccio di accusa.</strong> Un&#8217;ordalia che lo ha lasciato menomato nella mente oltre che nel fisico. &#8220;Ricordo perfettamente il giorno che la polizia è venuta a prendersi mio marito: era il 19 dicembre del 2001&#8243;. Inizia così il racconto di Dina, pubblicato oggi a doppia pagina dal quotidiano britannico Independent.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Erano in 30, tutti armati: hanno puntato i fucili in faccia a me e ai miei bambini. Alcuni si sono fatti la pipì addosso. Hanno scaraventato a terra mio marito, gli sono saliti sulla schiena. Lui urlava. &#8216;Zitto, fottuto terrorista&#8217;, hanno risposto&#8221;. Mahmoud Abu Rideh a quel punto sparisce. <strong>Per 40 giorni Dina lo cerca invano </strong>ma le autorità britanniche tengono la bocca cucita. Alla fine Mahmoud &#8217;spunta&#8217; presso la prigione di Belmarsh. &#8220;Sono andata a trovarlo, con i miei figli&#8221;, ricorda Dina. &#8220;Lo hanno tenuto dietro a un vetro: mio marito non conosce bene l&#8217;inglese ma non gli hanno permesso di parlare in arabo&#8221;. Mahmoud denuncia comunque alla moglie le violenze e le privazioni che avrebbe subito di continuo in carcere. Alla fine i suoi nervi cedono e viene trasferito all&#8217;ospedale psichiatrico di Broadmoor dove, stando a Dina, Mahmoud ha iniziato a ferirsi da solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, nel 2005, Rideh è stato &#8216;liberato&#8217; e posto agli arresti domiciliari secondo le disposizioni contenute nel Prevention of Terrorism Act: braccialetto elettronico, obbligo di firma digitale, niente internet per sé o i suoi familiari, niente visite se non autorizzate dal ministero dell&#8217;Interno. Condizioni che, nonostante le sentenze contrarie della Corte europea di giustizia e dei diritti umani, permangono tuttora.</p>
<p style="text-align: justify;">Dina, esasperata, ha infine lasciato il Regno Unito e si è trasferita in Giordania da alcuni parenti. A Mahmoud è stato però negato il permesso di espatriare. Sino ad oggi. Dopo anni di battaglie legali, grazie anche al sostegno di Amnesty International, Rideh si è infatti presentato all&#8217;Alta Corte del Regno Unito con una sola richiesta: quella di poter lasciare per sempre il paese. E davanti ai giudici dell&#8217;Alta Corte il governo ha finalmente accettato di emettere un &#8220;permesso di viaggio&#8221; della durata di cinque anni.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Io e mio marito &#8211; scrive Dina &#8211; siamo scappati dalle torture degli israeliani per trovare una situazione peggiore in Gran Bretagna. Io sono britannica, anche i miei figli lo sono. Perché è accettabile che si venga trattati in questo modo?&#8221;. &#8220;Sin dal 2001 &#8211; ha detto Kate Allen, direttore di Amnesty International UK &#8211; Mahmoud è stato imprigionato senza accuse formali o soggetto a limitazioni della libertà. Non gli è mai stato permesso di vedere le &#8216;prove&#8217; che sono state raccolte a suo carico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna sorpresa che la sua stabilità mentale sia così severamente compromessa. Se il governo reputa che Rideh abbia dei legami con organizzazioni terroristiche lo mandi a processo&#8221;. &#8220;Il mio assistito &#8211; ha detto Gareth Peirce, avvocato di Rideh &#8211; farà richiesta questo pomeriggio e speriamo di ottenere il documento entro due settimane al massimo. Era in uno stato di completa disperazione: oggi questa condizione è stata in qualche modo alleviata. 0ra dobbiamo solo aspettare e vedere cosa accade&#8221;. <a href="http://ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/approfondimenti/visualizza_new.html_1615589148.html" target="_blank">(ANSA)</a>.</p>
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