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ESITO ORMAI SCONTATO PER TUTTI I PROCESSI DI
“TERRORISMO ISLAMICO”.
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Per incredibile che possa apparire, la convinzione di aver raggiunto la prova che esiste una “Associazione terroristica” esonera ormai, di fatto, le Corti di Giustizia dal valutare la posisione dei singoli imputati oltre che in ordine alla responsabilità personale, anche in ordine alla loro effettiva appartenenza all’Associazione stessa, che puo’ essere data per scontata, attraverso la pura e semplice presenza in un gruppo di imputati o in una determinata operazione.
Una volta trovate le formule magiche per poter emettere sentenze di condanna in assenza totale di qualsivoglia elemento concreto di prova attraverso i vari “trucchi dialettici” coperti dalle “suggestioni mediatiche” che abbiamo altrove evidenziato, era prevedibile che, una volta caduti nelle maglie di qualche inchiesta, gruppi o singoli, non ne potessero più uscire indenni.
Ormai la convinzione di aver raggiunto la prova che esiste un’”associazione” tra un determinato gruppo di imputati, esonera le Corti persino dal provare le singole responsabilità dei singoli imputati stessi. E’ sufficiente ritenere di aver dato prova che esiste un’associazione terroristica, anche attraverso una serie di congetture, per ritenere che tutti, proprio tutti quelli che sono incappati in un’operazione di antiterrorismo che li ha condotti davanti ad una Corte, sono ugualmente responsabili, sono cioè terroristi.
Non importa se uno degli imputati ha incontrato per caso in un bar un’altro di quelli ritenuti più compromessi o lo abbia frequentato in moschea; o peggio, se sia magari addirittura cugino; tanto basta a condannare il malcapitato insieme a tutti gli altri. Se esiste l’associazione, è la logica ormai di alcune Corti, è ovvio che tutti quelli che si conoscono ne facciano parte e e che siano pertanto colpevoli.
Le vittime più evidenti da questa nuova scorciatoia giuridica e giudiziaria, sono stati due imputati nel processo di Napoli contro “Bourhama Yamine+4″ di cui ci siamo già occupati, i poveri ragazzi LARBI Mohamed e SERAI Khaled contro i quali la Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha confermato il 27 ottobre 2009 la condanna a 6 anni inflitta dalla Corte di primo grado. Il primo, per aver conosciuto BOURHAMA Yamine (ritenuto il più compromesso e sicuramente colpevole sulla base di alcune frasi di sfogo intercettate davanti al televisore) in un’occasione e fattolo salutare per telefono in un’altra; il secondo per aver scambiato con lui 4 telefonate ed aver condiviso per un certo tempo la miseria della sua situazione di immigrato in lotta per trovare una regolarizzazione per poter lavorare.
Il caso di LARBI e SERAI è sicuramente il più eclatante ma anche gli altri due imputati TARTAG Samir e ACHUOR Rabah non erano in una posizione molto dissimile. Quanto a BUORHAMA, se è colpevole lo è soltanto di logorrea e di protagonismo verbale.
Ne danno notizia gli avvocati degli imputati Carlo Corbucci, Giovanni Destito e Carolina Scarano.
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